sabato 3 ottobre 2009

Il mio amico Galileo

Premettendo che oggi è "giornata no", qualcosa di positivo c'è. E' nata una mia riflessione sull'ottusità di certe persone. Persone che non sono più in grado di entusiasmarsi, che non trovano interesse nel nuovo, nella scoperta, nell'indagare l'ignoto.
Provare, rischiare e mettersi in gioco! Troppi individui di questo tipo coprono ruoli importanti e di "potere": sono persone come loro che impediscono il progresso, che tolgono la voglia di fare e smorzano ogni scintilla di curiosità che una persona (giovane o matura che sia) porta nel cuore e a cui farebbe piacere rendere partecipe gli altri. E' l'omicidio della curiosità, del pathos della mente!
Altro che slogan come "scommettere sui giovani", "incentivare i progetti": purtroppo - e anche per questo sono molto amareggiata - è a persone "vecchie" (non in età, ma in mentalità) che viene data la possibilità di decidere per noi, persone curiose, desiderose di fare e provare! E in quel "noi" non includo solo i giovani, ma anche tutte quelle persone piene di preziosa esperienza a cui non viene data la possibilità di esprimersi.
Perché anche Galileo dovette combattere contro la "tradizione" e l'ottusità delle persone: e la Terra gira comunque intorno al Sole. Ritengo che Galileo possa essere considerato il padre della scienza non solo per le sue scoperte, ma perché si è scontrato con la mentalità ristretta del "gruppo dominante". E dunque vi dico: EPPUR SI MUOVE.

martedì 25 agosto 2009

Pensieri

Ogni volta che mi siedo davanti al computer con l'intento di scrivere qualcosa di intelligente i miei pensieri vagano e non so esattamente nemmeno io in che nuovo mondo mi ritrovo. Ultimamente ho preso un nuovo vizio: ogni qualvolta non voglio affrontare un problema, una preoccupazione, apro un libro e mi ci immergo; è qualcosa di fantastico, il riuscire a perdersi completamente nella trama: cancellare la realtà che ti circonda e entrare in modo graduale e discreto nella storia. Apri un libro e "puf" sei una spia inglese, ne apri un altro e sei un monaco medioevale: ogni volta situazioni diverse, avventure fantastiche, personaggi interessanti.
E poi la musica, non mi ha mai particolarmente interessato se non che questa estate ho sentito l'estremo bisogno (sì, proprio un bisogno fisico) di provare anche questa strada e ho fatto la mia scelta: la chitarra (acustica). Saranno i ricordi della mia adolescenza: l'oratorio, un gruppo di amici che inizia a cantare accompagnati dalla chitarra, persone che ascoltano e che si aggiungono al coro e decine di voci che si armonizzano e si comincia a capire cosa vuol dire "comunità e amicizia".
Ecco, è proprio di questo che credo d'avere bisogno: questo sentirsi parte di qualcosa, di un gruppo, sentirti apprezzata e ammirata, apprezzare e ammirare a mia volta, sapere di poter aiutare e essere aiutata. Quei tempi in cui non servivano le parole, bastava uno sguardo: la complicità in una risata, il piacere che si traeva nelle piccole cose: una partita a carte, una pacca sulle spalle, un abbraccio...
Lontani quei tempi e ormai persi, ma non nei miei ricordi, lì rimarranno indelebili per sempre: oramai fanno parte di me, di quel che sono diventata nel bene e nel male.

venerdì 10 luglio 2009

Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte delle persone esiste, ecco tutto.

Forse ha proprio ragione una mia cara amica, dovrei imparare a sorridere un po' di più, a prendere le cose con un po' più di calma, diciamo pure con un po' più di "filosofia". Ma chi mi conosce sa bene quanto io possa essere "protettiva" e "stressante" nei confronti delle persone a cui tengo. Che ci volete fare è soltanto un altro dei miei innumerevoli difetti. Questa mia "apprensione" nei confronti degli amici e la solita "paura del futuro" ultimamente mi stanno dando parecchio filo da torcere.
Eggià, perché chi non ha paura di quello che gli riserva il destino? Io che devo avere tutto sotto controllo: scadenze, orari, appuntamenti; io che odio l'imprevisto e l'imprevedibile. Diciamocela tutta, in fin dei conti perché secondo voi se no una ragazza va a studiare fisica all'università? Sono cosciente del fatto che non è del tutto positivo come atteggiamento e porta anche un bel po' di frustrazione; lasciatemi dire che forse sono anche parecchio presuntuosa nel voler "esigere" di sapere "come andrà a finire" ogni situazione in cui mi trovo: ma che volete fare, io son così!
Sia chiaro, non che schifi l'avventura o (qualche volta) l'imprevisto: solo mi terrorizza il non essere pronta ad affrontare la situazione nella maniera migliore. Diciamo che più che una avversione nei confronti dell'ignoto, è paura di non saper reagire adeguatamente e soprattutto "prontamente"; non sono proprio una persona che prende decisioni "a sangue freddo", ho i miei tempi e ho bisogno di "maturare" delle scelte: ecco da dove viene questa mia apprensione per gli altri e in un certo qual modo anche per me stessa. 
Il senso di impotenza che ho sperimentato in certe occasioni, il duro "non poter far nulla" per aiutare una persona cara è la cosa che in assoluto detesto di più; questo senso di "limitazione" delle proprie capacità, questa soglia imposta e invalicabile benché si sia disposti a tutto è qualcosa di inconcepibilmente negativo.
Spesso mi domando: perché per gli altri si può far molto, ma non si fa mai abbastanza? Non è una critica che viene mossa, è solo una osservazione che, per altro, mi porta alla mente alcune lezioni di filosofia e di italiano: questo continuo anelito dell'uomo verso l'oggetto del desiderio e il non riuscire mai a raggiungerlo.


Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.


Eugenio Montale da Ossi di seppia.

lunedì 6 luglio 2009

Nuove prospettive

Urca urca tirulero, oggi splende il sol... ma magari!! Qui ultimamente piove che ci vuole il gommone per uscire!
Anche oggi giornata soddisfacente in quanto a "produzione" in vista del prossimo e ultimo esame, che come avrete ben capito dal post precedente è di programmazione! Mi son giusto accorta ora che tra stamane e oggi pomeriggio ho raggiunto quota nove ore di studio (tanto vale che ricomincino le lezioni! Son decisamente meno pesanti!): ho una voglia di finire che non vi dico! Però che soddisfazione fare programmi che MAI nessuno userà. Un'inutile produzione di inutili programmi, giusto per il gusto di aumentare l'entropia d'informazione del mio povero pc. Scusatemi ma oggi son proprio stanca!
E a proposito di nuove esperienze: mai l'avrei detto ma non è poi così male ballare l'afro. Sabato sera è stata "serata Dylan", sinceramente la cosa in principio non mi convinceva molto ed invece mi sono dovuta ricredere. Come sempre, e purtroppo ovunque non solo in discoteca, si è assistito a "scene pessime": droga e alcool, la nuova peste. E poi mi chiedo: 'sti ragazzetti che avranno per comportarsi così? Forse non son coscienti di star giocando con il fuoco? Essì che in discoteca si può andare tranquillamente "solo" per ballare, non capisco certe necessità di alcune persone... si abbia quanto meno l'accortezza di attrezzarsi adeguatamente, magari con qualcuno che guidi se si vuole bere o fumare! Perché voglio dire: non esisti solo tu al mondo, e se ti vuoi ammazzare fatti tuoi, l'importante è non mettere in pericolo anche la vita degli altri!

giovedì 2 luglio 2009

Toglietemi tutto e soprattutto il libro di programmazione da sotto gli occhi!

Avete presente uno di quei giorni in cui non hai proprio voglia di studiare, quando pensi: "piuttosto che aprire questo libro mi faccio fustigare!", ecco oggi per me è uno di questi giorni. Assolutamente zero voglia di aprire questo maledettissimo libro di programmazione C. Essì che dopo cinque anni di PNI avrei anche dovuto farci il callo, tra Pascal, Visual Basic e compagnia bella, uno si rassegna e si mette il cuoricino in pace.
Son proprio stanca e il mio omino del cervello chiede pietà, tra tutte le dimostrazioni di analisi II ('sti cavoli di spazi n-dimensionali) e le nozioni di statistica e probabilità (che chi mi conosce sa bene che al tempo del liceo andavo a "sentimento" nelle verifiche, ma ora posso orgogliosamente affermare di aver capito!), non ne posso più: livello di saturazione 99%. Il restante 1% rimane giusto per capire e rielaborare quanto mi dicono gli altri nei discorsi quotidiani. Sono un po' come un pc a cui non si è fatta fare la deframmentazione per parecchio tempo: in poche parole un po' "sovraccarica".
Sìsì, capisco bene che questo è il mio lavoro, che è importante che mi impegni e tutto quello che volete attaccarci dietro: ma non ne posso più, voglio un po' di vacanza; in fin dei conti è da settembre che mi angoscio per l'università: e quando dare gli esami, e quali dare e perché e percome! Diciamo che sono in uno stato di "calo di tensione", sicura d'aver passato l'anno ora ho un po' di nebbiolina davanti agli occhi e anche nella testa.

Oggi son passata davanti al Copernico: quanta gente, tempo di orali di maturità! Essì è già passato un anno (per amore di precisione il mio orale è stato il 1 luglio!): quanti cambiamenti e tutto sommato vi dico che se dovessi tornare indietro rifarei le stesse scelte. Pochi rimpianti, pochi rimorsi e tanti ricordi sia negativi che positivi: tutte cose che comunque hanno contribuito a formarmi come persona, a farmi diventare "la Vale" che oggi tutti conoscete, che qualcuno apprezza e che qualcun'altro disprezza. Ma tutto è ancora in gioco, c'è molto da fare, da imparare, da insegnare... viaggiare, conoscere, sbagliare e ricominciare!! Essì, non si finisce mai di camminare.

Vi posto una poesia (sotto segnalazione) di Eugenio Montale di "Le occasioni":

Addii, fischi nel buio, cenni, tosse
e sportelli abbassati. E' l'ora. Forse
gli automi hanno ragione. Come appaiono
dai corridoi, murati!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

- Presti anche tu alla fioca
litania del tuo rapido quest'orrida
e fedele cadenza di carioca? -
 

mercoledì 1 luglio 2009

First step

My walk through life. Quindi cominciamo!
Ho deciso di cominciare oggi con questo mio "nuovo progetto" perché è una giornata assolutamente positiva, chissà che porti bene!
In quest'ultimo anno molto è cambiato: "tempo di Trento". Ho avuto modo di prendere coscienza di cose che prima ritenevo marginali o a cui non degnavo la minima attenzione; cose che magari voi ritenete "stupide" o "scontate", ma che quest'ultimo anno mi hanno segnata e, sotto un certo punto di vista addirittura cambiata.
Avere la capacità di conciliare molti lati della propria vita: la famiglia, gli amici e lo studio; non una vita, ma due: una a Brescia e una a Trento. In un certo senso ho capito che cosa significhi sentirsi "divisi" o "sdraicati" dal proprio contesto natale. Pian piano si capisce che non è poi così semplice "essere grande": il peso di certe responsabilità si fa sentire; responsabilità non solo nei confronti degli altri, ma anche nei confronti di sé: l'importanza di concedersi degli spazi, dei tempi per prendersi cura di se stessi e per capirsi un po' di più, in un modo diverso dal quotidiano, più intimo. 
Subentrano nuove "preoccupazioni", bisogna avere un'attenzione diversa anche nei confronti di questioni di cui prima non ci si prendeva cura: tenere sistemata la stanza (che implica la pulizia di pavimento, oltre che del bagno un paio di volte alla settimana), fare la spesa (e stare attenti ai prezzi, è incredibile quanto si possa spendere in un supermercato se non si fa un minimo d'attenzione), cucinare e, magari, mettere in conto che si potrebbe pranzare o cenare da soli (cosa da non prendere così alla leggera: solo quest'anno ho scoperto che è una delle situazioni che "odio" di più). 
Altra cosa che credo fondamentale: imparare a farsi compagnia. Potrebbe sembrare un'affermazione parecchio scontata e qualcuno potrebbe essere anche contrario, per quanto mi riguarda ho sempre avuto la compagnia di qualcuno in casa: fosse mia madre, mio padre o mia sorella (che sistematicamente mi rompeva le scatole mentre studiavo). 
Ero arrivata ad un punto in cui non reggevo più la presenza di persone attorno a me, né a Trento né a Brescia, e tendevo ad "isolarmi" (cosa che va parecchio bene in tempo d'esame, visto che il tempo scorre che è una meraviglia quando si è "sommersi" dai libri), ma poi arrivata sera non ero più così soddisfatta del vuoto che mi circondava. Da questa mia prima esperienza trentina ho imparato anche questo: non è sempre un bene starsene da soli, bisogna indubbiamente trovare il tempo per dialogare con se stessi, ma non si deve assolutamente dimenticare l'importanza d'avere qualcuno che ti "rompa le scatole".

Dopo avervi parecchio annoiato con questi discorsi da vecchia, vi lascio solo una frase di mia zia, un'altra delle tante persone che avrei sicuramente fatto meglio a frequentare e conoscere di più e solo ora che non ne ho più la possibilità mi rendo conto di quanto ho perso, per sempre:
"E' grande chi semina ovunque speranza, serenità, gaudio e coraggio."